Informazioni di segreteria
Telefoni
| Centralino |
0332/910.111 |
| Fax |
0332/910.222 |
| Direzione Medica |
0332/910.213
|
Indirizzo
Ospedale di Cuasso al Monte
Via
Imborgnana, 7 - 21050 Cuasso al Monte (VA)
Informazioni Generali
- Cardiologia
Riabilitativa: 25 posti letto in camere da due o tre letti;
- Ambulatori per
ECG;
- Visita cardiologica e per ECG da sforzo;
- Controllo telemetrico
dell'elettrocardiogramma;
- Sala per Eco-Color Doppler;
- Sala con due
letti di rianimazione dotata di monitor e apparecchiature per gestione urgenze
cardiologiche;
- Sala televisone e ricreazione pazienti ricoverati;
-
Palestra per ginnastica;
- Sala per allenamento con cyclettes.
Storia dei Luoghi - Origini ed Evoluzioni
Siamo nelle Prealpi Varesine, in Valceresio; abbiamo a nord il
Monte Piambello (mt. 1129) a sud il Monte Poncione o Pizzo di Ganna (mt. 993).
Il fiumiciattolo di fondovalle, a carattere semitorrentizio, è chiamato
Cavallizza, già ricco di trote nelle sue acque limpide e fresche. La vegetazione
boschiva è data da faggi, castagni, robinie, noccioli, ciliegi selvatici, abeti.
La strada giunge da Bisuschio: lasciata a sinistra la Villa Cicogna si inerpica
passando per i paesi di Cuasso al Piano, Cuasso al Monte e Cavagnano; finalmente
a 780 mt. ecco l'ospedale. La storia del luogo è ricca di evoluzioni.
Il primo è il periodo a prevalente significato
religioso, caratterizzato dalla presenza dell'Eremo dei Carmelitani Scalzi,
luogo di preghiera, ritiro e contemplazione, chiamato dai frati "Deserto" di
Cuass al Monte, come erano soliti definire i loro luoghi di ritiro
ascetico.
Il secondo è il periodo "Patrizio e Culturale" quando con
l'avvento della Repubblica Cisalpina, Napoleone Bonaparte volle laicizzare tutti
e, cacciati i frati, il luogo passò nelle mani dei Conti Dandolo.
Il terzo si può definire il periodo della "Carità o
Assistenziale" quando il loco fu instaurata la "Colonia Agricola" del
carmelitano Padre Gerardo Beccaro per accogliere i suoi piccoli derelitti
reclutati tra i fanciulli ed i giovinetti vagabondi, abbandonati e talvolta
piccoli criminali.
Il quarto periodo è quello ospedaliero tutt'ora perdurante.
1. Il "Deserto" di Cuasso al Monte
Nei primi
anni del 1600 la Comunità di Cuasso al Monte diede procura al Conte Cicogna per
una donazione di beni ai Carmelitani Scalzi della Provincia Lombarda.
Dopo
varie e lunghe trattative tra lo stesso Conte Cicogna e l'Arcivescovo di Milano
si giunse alla donazione della zona in questione, che dalla primitiva
denominazione di "Valle Frigeria" prese quella di "Deserto di Cuasso al Monte"
ad indicare il nuovo destino come luogo di preghiera e ritiro ascetico dei frati
Carmelitani.
Si decise quindi la costruzione del Monastero a pianta
quadrangolare con la cinta muraria che servisse a garantire la pace religiosa e
la monastica clausura.
I lavori furono appaltati nel 1635 ma non è dato
sapere quando terminarono.
I religiosi che si erano ritirati nel Deserto e
che provenivano dal Convento Carmelitano della S.S. Trinità di Biumo Superiore
(VA) seguirono i dettami dell'antico precetto benedettino "Ora et Labora" ed
alternavano la vita anacoretica con quella cenobitica. Infatti alla preghiera e
alla meditazione alternavano il lavore dei campi. Ognuno aveva il suo orticello
per coltivare frutta e vedura ed inoltre un fresco e limpido torrente assicurava
il rifornimento di pesce che insieme alla verdura ed al pane, era l'unico
alimento in quanto per loro c'era l'obbligo di astenersi dalle carni.
Poco
distante dal monastero esisteva anche un piccolo romitorio con tre celle, dove
alternativamente si ritiravano per circa dieci giorni a pane e acqua in
preghiera e penitenza.
In uno degli angoli del monastero esisteva una chiesa
a due piani; il secondo era ad uso esclusivo dei frati per i loro uffici
religiosi e funzioni liturgiche, mentre il primo o inferiore era destinato ai
pochi visitatori che salivano al "Deserto" in cerca di Dio.
Trascorsero così
gli anni in questo mistico e solitario asilo di pace, senza che la vita
dell'eremitario interessasse le cronache mondane. Ciò durò circa 150 anni,
finchè, a causa dei rivolgimenti politici, con il sorgere della Repubblica
Cisalpina, Napoleone Bonaparte decretò la più assoluta laicizzazione, in seguito
alla quale fu soppresso l'Eremo dei Frati e questi vennero scacciati, intorno al
1798.
2. Il periodo Patrizio e Culturale
Chiuso il
periodo "religioso e carmelitano" del Deserto, si apriva in seguito quello
"Patrizio e Culturale" dovuto all'attività ed alla presenza dei Conti Dandolo,
padre e figlio.
Dopo la cacciata dei Carmelitani, sia il Monastero che il
territorio furono sottoposti ad un vero saccheggio da amministratori ingordi e
scriteriati.
Finalmente nel 1810 tutta la proprietà veniva acquistata dal
Conte Vincenzo Dandolo, il quale intendeva trasformarla per l'allevamento di
pecore merinos e per esperimenti di coltivazione di una qualità di patate
introdotta dalla vicina Svizzera.
Non si limitò però ad interessi agricoli,
ma con grande dispendio di denari fece restaurare tutti gli edifici danneggiati
in precedenza.
Nella residenza del Conte Vincenzo Dandolo furono accolti
anche personaggi di primo piano della coltura e della politica.
Fra di essi
si annotano Tommaso Grossi, il compositore Moracchi, il pittore Giuseppe
Bertini, il poeta Giacomo Leopardi e, secondo alcuni, anche Giuseppe Mazzini e
Giuseppe Garibaldi.
Alla morte del Conte Vincenzo gli successe il figlio
Tullio, che continuò l'opera di salvaguardia del Deserto. Più dedito agli studi
letterari elesse a sua dimora preferita, anzichè Milano, il "Deserto di Cuasso",
scegliendo la solitaria casina, tuttora intatta, a duecento metri dal Monastero,
per i suoi studi letterari.
E' in questo rifugio che salutò il Deserto con
questi versi:
Vi saluto boschi ombrosi,
cari monti vi saluto!
Da voi
lunge, ahi tutto muto
mi fu all'occhio, mi fu al cor!
La città, la villa,
il lago
abbandono; a voi ritorno.
E ripiglio in questo giorno
la
perduta ilarità.
Quest'auretta fresca e lieve,
questo cielo puro e
sereno
mi diffondono nel seno
un insolito vigor.
Mi diletta, mi
commuove
il convento maestoso,
già cadente e rovinoso
degli oltraggi
dell'età.
Ah, su te dolce soggiorno
solitario, fortunato,
mai non versi
il cielo irato
la sua rabbia, il suo furor!
Primavera ognor t'arrida;
e
natura ti compensi,
tu che largo mi dispensi
pace, senno e sanità.
3. Alla cultura ed ai dotti svaghi successe la
"Carità"
Infatti, dopo la morte del Conte Tullio Dandolo, la vedova
non si sentì più di abitare così isolata e fu ben felice di accondiscendere alla
richiesta di Padre Beccaro, che cercava un rifugio per i suoi derelitti e di
cedergli il Deserto.
Siamo quasi alla fine del 1900.
Padre Beccaro,
carmelitano, con la sua attività incessante, impostò nel Deserto una "Colonia
agricola" che ospitò più di 100 giovani sin verso la fine della Grande Guerra.
Gli edifici vennero restaurati, furono costruite funivie per il trasporto del
legname dagli alti boschi a valle, fu migliorata la strada cha da Cuasso
arrivava al Deserto.
Nel 1917 le Autorità Militari, riscontrando la posizione
del Deserto, a ridosso della vicina Svizzera, strategica, la occuparono.
La
Colonia agricola venne chiusa, Padre Beccaro coi suoi orfanelli vennero
allontanati.
I boschi che ospitarono i Carmelitani prima, i Conti Dandolo poi
con poeti e scrittori ed in seguito tanti fanciulli dediti all'agricoltura,
divennero sede di fortificazioni militari per la difesa dei confini.
4. Periodo Sanitario Ospedaliero
Sul finire
della guerra del '15/'18, in seguito al diffondersi della tubercolosi polmonare,
che minava in particolare i reduci dal fronte e dai campi di prigionia divenne
pressante e necessario trovare una località in cui l'ambiente ed il clima si
adattassero alla cura di questa malattia.
Tale compito toccò infatti al
Comitato Provinciale della Croce Rossa Italiana di Milano che concentrò la sua
attenzione sul Deserto di Cuasso al Monte, luogo salubre per il clima di media
montagna, ricco di ossigeno per la presenza dei boschi, temperato dalla presenza
dei vicini laghi lombardi e riparato dai venti freddi del nord dalla particolare
situazione valliva.
Fu indetta pertanto una sottoscrizione pubblica e con il
denaro raccolto si provvide ad acquistare tutta la vasta proprietà.
Il 1°
settembre 1918 fu costruito l'Istituto Climatico di Cuasso al Monte, sotto la
direzione del maggiore medico Dr. Arturo Campani, che usò come sede provvisoria
di ricovero gli ambienti del vecchio convento dei Carmelitani e si chiamò
"Sanatorio C.R.I. Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d'Aosta".
Visti i
confortanti risultati della terapia climatica e considerate le aumentate
esigenze sia assistenziali che di posti letti, si provvide ad iniziare i lavori
per una nuova e più adeguata sede. La posa della prima pietra avvenne il 26
settembre 1918 e malgrado le grandi difficoltà, fu possibile in due anni
inaugurare il primo corpo di circa 200 posti letto, di quello che sarà il futuro
Sanatorio.
Negli anni che seguirono furono apportate delle migliorie
sopraelevando il primo nucleo dell'edificio con un secondo e un terzo piano,
all'altezza del quale era stata ricavata una spaziosa veranda per tutta la
lunghezza dell'edificio per la "cura dell'aria" su apposite brandine.
Il
Sanitario constava anche di piccoli padiglioni adiacenti al nucleo
centrale.
Fruendo del "Dono Svizzero per le Vittime di Guerra", il Comitato
C.R.I. migliorò le attrezzature tecniche sia in campo diagnostico che con un
Piccolo Reparto chirurgico con Sala Operatoria.
Vi erano inoltre servizi
ricreativi con biliardi, biliardini ed un ampio salone per spettacoli
cinematografici e teatrali.
Una scuola artigianale permetteva ai ricoverati
la rieducazione al lavoro con laboratori di falegnameria, erbanisteria,
calzoleria, sartoria, rilegatoria, meccanica, ecc.
Sul terrazzo dell'edificio
esisteva inoltre una piccola stazione metereologica, ufficialmente riconosciuta
e gestita dagli stessi pazienti.
L'assistenza ai malati, oltre che dal corpo
medico formato dal Direttore Sanitario, da un Aiuto Medico e cinque Assistenti,
era assicurata anche da un congruo numero di Suore dell'ordine di Maria
Consolatrice, con compiti infermieristici e da Personale Ausiliario per i vari
servizi.
La cura dei malati di tubercolosi presso il Sanatorio della Croce
Rossa Italiana andò avanti per diversi anni e nel tempo si avvalse di nuovi
presidi terapeutici e nuovi farmaci sempre più efficaci che migliorano
grandemente le condizioni dei pazienti, abbreviando i tempi di ricovero,
migliorando la prognosi e riducendo la diffusione del male.
La minore
incidenza della malattia (fino agli anni '50 era stata una vera epidemia), il
numero dei degenti si ridusse progressivamente. Nel 1971 erano poco più di 200
con la previsione di un calo progressivo.
In quell'anno avvenne lo scorporo
dell'Ospedale; cessò quindi l'Amministrazione della Croce Rossa Italiana e
l'Ospedale divenne ente autonomo con un suo consiglio di amministrazione sotto
il controllo della Regione Lombardia.
Ed è alla fine del 1971 la decisione di
aprire un Reparto di Medicina nel fabbricato costruito negli anni '60, quando
ancora non era prevedibile un decremento così marcato della tubercolosi.
Nel
piano terra dello stabile di Medicina venne creata un'attrezzata Sezione di
Radiologia.
Con l'ulteriore sviluppo dei piani sanitari regionali per
l'organizzazione ospedaliera, all'ospedale di Cuasso nel 1978 venne affidato
anche un indirizzo di tipo riabilitativo.
Il Reparto di Medicina
Riabilitativa venne aperto al secondo piano della Medicina. Fu dotato di una
efficente equipe di Medici internisti e di Terapiste della riabilitazione onde
provvedere alla riabilitazione dei pazienti neuro-motolesi.
Poco tempo dopo
anche il primo piano dello stabile originario venne destinato alla
riabilitazione con l'apertura della Divisione di Cardiologia Riabilitativa.
L' assistenza religiosa
Nell'ospedale
l'ammalato tiene il primo posto e l'attenzione è di muoversi con profonda
umanità. Certamente per il malato conta molto il conforto morale e la serenità
spirituale.
Il Cardinale Ildefonso Schuster nel luglio 1942 aveva elevato
l'Assistenza Religiosa nel Sanitario a Delegazione Arcivescovile, mettendovi a
rappresentarlo un Cappellano.
C'era ancora una piccola cappella,
insufficiente.
La chiesetta attuale è un gioiello progettato dall'Ing.
Eugenio Rezia di Milano. E' opera della Croce Rossa Italiana, con l'apporto di
tanti volontari, dell'allora capellano, Padre Albino Bertoldi dei Frati Minori e
delle Suore. Si deve prorpio alla santa cocciutaggine di Padre Albino, se la
Chiesa esiste. Nonostante fosse molto malato, Padre Albino viaggiò senza tregua
per raccogliere fondi e materiali; convincere volontari a prestarsi per la
costruzione. In pochi anni fu realizzato quel dolcissimo luogo e rifugio delle
nostre anime, ora afflitte, ora serene. E' dedicata all'Immacolata, piccola ma
bella, luminosa e accogliente. Tutti dicono che qui natura e chiesa si
arricchiscono a vicenda.
E' destinata a non invecchiare mai, tanto essa si
accompagna allo spettacolo delle stagioni e alla bellezza della montagna.
La
prima pietra venne posta dal Card. Gianbattista Montini il 21 giugno 1958; dopo
4 anni, il 7 luglio 1962 ritornò a benedire la chiesa ultimata.
E' stata
costruita dalla Ditta Carnevali di Cuasso al Monte, per la bravura di muratori,
scalpellini, tagliatori, posatori operai del posto.
Il portale in marmo
bianco di Carrara è opera della Ditta Fratelli Danzi di Viggiù, mentre venne da
Gavardo la breccia aurora del pavimento. Le statue lignee sono dei maestri
scultori della Valgardena; i dipinti sulle pareti del presbiterio sono del
varesino Cocquio Carlo.
Da calchi di Manzù sono state ricavate le formelle
della Via Crucis; l'insigne cesellatore Borghi di Malnate è l'autore del
Tabernacolo.
Nel parco c'è la Grotta dedicata alla Madonna di Lourdes. In
parte è naturale e in parte è stata modellata dalla Ditta Gaffuri Clemente di
Albese (Como).
Venne benedetta il 10 giugno 1940.
Da quando ne abbiamo
festeggiato il 50.mo anniversario, ogni anno, alla prima domenica di luglio,
facciamo la "Festa della Grotta". La festa è molto sentita e partecipata dalle
parrocchie della Valceresio. Carico di intensità è il momento della Benedizione
Lourdiana ai malati.
Le volontarie ospedaliere
Da vent'anni ormai,
ci sono delle signore che, volontariamente, si danno il turno e salgono
all'ospedale di Cuasso per star vicino ai malati.
Si prestano per quelle
piccole cose, apparentemente senza valore, ma essenziali per chi fatica a
muoversi.
A tavola sbuccian la frutta, taglian la carne, imboccano quelli che
han la mani impedite.
Se il tempo è bello, li portano nel parco o a visitare
la chiesa e così via... tante piccole cose.
Soprattutto però ascoltano.
L'ospedale, per confortevole che sia, non è luogo dei sogni: l'ansia per la
salute, per chi e per ciò che han lasciato a casa li angoscia. Le volontarie
provocano un colloquio che chiarisce i problemi e pian piano tutto diventa più
accettabile. E giocano anche: hanno scoperto il fascino della tombola!
Le informazioni presenti in questa pagina sono state
raccolte dal Gruppo Amici dell'Ospedale, chiedendo alle persone che hanno
lavorato in ospedale o ricavandole dall pubblicazioni di:
Giampiero Buzzi - "Il
santo Deserto sopra Cuasso: Il profumo del carmelo"
Anacleto Musconi - "Il
Deserto di Cuasso al Monte"
Giovanni Grignaschi - "Il sacro Deserto sopra
Cuasso al Monte"