Fin dal 1880 il Comune di Cuasso al Monte
ha assistito all’apertura di svariate cave sul suo territorio
dalle quali si estraeva, e si estrae tuttora, una pietra
vulcanica molto dura dal colore particolare: il "Porfido Rosso
di Cuasso al Monte". La funzione primaria di queste piccole
attività estrattive, che ai tempi erano tutte a gestione
familiare, era quella di fornire agli abitanti del luogo un
valido materiale da costruzione per realizzare muri di
sostegno, divisori e di terrazzamento.
Inizialmente
l’uso di questa pietra fu strettamente legato alla vicinanza
dal luogo di estrazione a causa delle difficoltà e degli alti
costi di trasporto dovuti alla limitatezza dei mezzi.
Le
cave più importanti a quel tempo erano la Cava Grande, la Cava
Maccalé e la Cava della Motta situate in “Via Roma” (davanti
alle Scuole di Cavagnano) e le Cave Mirabello e Togni nella
Valle della Cavalizza.
I prodotti principali di queste cave
erano i masselli stradali, lavorati a mano da abili
scalpellini con l’ausilio solamente di martello, punta e
scalpello. Intorno al 1910 fu costruita una teleferica che
dalla Cava Grande trasportava con cassoni il materiale a Porto
Ceresio, dove veniva caricato su rotaia e trasportato a Varese
e Milano. Durante la I° guerra mondiale, in prossimità di
strade militari, trincee e fortificazioni della “linea
Cadorna”, furono aperte svariate cave per assicurare
l’approvvigionamento di materiale per la costruzione e la
manutenzione delle opere militari (cave a prestito), tra le
quali troviamo la Cava Castello (attuale Cava Bonomi) e la
cosiddetta “Cava del Prete” sotto il Castellaccio.
Dopo il
fermo imposto dalla guerra, i primi lavori nel Capoluogo
lombardo attirarono l’interesse per la pietra cuassese di
parecchie società stradali infatti nel 1924 la Società
Puricelli, che si occupava di estrazione e lavori pubblici,
rilevò quasi tutte queste piccole cave e, con l’aiuto di
parecchi operai e piccoli frantoi iniziò a produrre anche
ghiaie per la ferrovia.
Fu proprio questa Compagnia la
prima ad usare pistole pneumatiche e compressori per il taglio
dei blocchi più grossi.
L’attuale Cava Mantegazza nello
stesso periodo fu acquistata dalla Sioli, una società milanese
del settore.
La Puricelli rimase a Cuasso solamente una
decina di anni, nei quali ampliò parecchio le cave di “Via
Roma” apportando anche notevoli modifiche ai sistemi di
lavorazione; intorno al 1935 però decise, avendo troppi
impianti aperti in Italia, di cedere tutte le sue cave a
Domenico Maccechini sindaco del paese.
La produzione di
porfido sottoforma di cubetti per la
pavimentazione
delle strade venne attuata solamente
dopo gli anni ’40; i primi cubetti e i primi cordoni erano
sempre lavorati a mano da abili maestranze (un cubettista
poteva fare anche 1000 cubetti al giorno). E’ in questo
periodo che vennero pavimentate in porfido le principali
strade del varesotto.
Negli anni ’50, con la costruzione
delle vie di arroccamento per l’accesso alle singole cave e
con il diffondersi dei primi camion, la teleferica divenne
inutile, quindi venne smantellata (sono ancora visibili i
plinti in cemento sotto il “Castellaccio” e al “Villaggio
Siba”). In questi anni la Cava Sioli ebbe vari proprietari ma
venne infine acquistata da Silvio Bianchi.
Nelle cave di
“Via Roma” si costruirono binari mobili sui quali viaggiavano
vagoncini (spinti dall’uomo) per la movimentazione del
materiale dalla zona di estrazione a quella di lavorazione e
di carico.
Dopo il 1960 Maccechini iniziò ad affittare e
vendere le sue proprietà. La Cava Grande e la Motta
diventarono Cave Corti, mentre la piccola Cava Castello a
Cuasso al Piano fu rilevata da Arturo Bonomi, ex dipendente
Maccechini.
Tra gli affittuari della Cava Bianchi e’ stata
presente per un breve lasso di tempo la “Miriva”, grossa
società di miniere che portò per la prima volta a Cuasso pale
meccaniche gommate e capannoni per proteggere gli operai dalle
intemperie.
Nonostante la maggiore richiesta di materiale,
non vi fu però un aumento del numero di cave; si assistette
anzi al fenomeno contrario molte di queste chiusero
soprattutto per motivi legati alla scarsità di manodopera che,
tendeva a spostarsi verso Milano e la vicina Svizzera. Anche
la Miriva dichiarò fallimento in quegli anni.
Le poche cave
rimaste dovettero così far fronte alla situazione
attrezzandosi con i mezzi presenti sul mercato dell’epoca.
Giunsero in quegli anni le prime macchine per lo spacco dei
cubetti (le cosiddette trance) e i perforatori,che
consentirono un lavoro piu’ rapido e sicuramente meno gravoso
all’uomo.
La situazione che grossomodo andava delineandosi
era quella che sarebbe poi rimasta fino ai giorni nostri cioè
la presenza di sole due cave: la Cava Bianchi (in seguito
acquistata dalla famiglia Mantegazza) e la Cava Bonomi.
Da
trent’anni, malgrado siano rimaste solamente due cave
attive,la pietra locale è stata caratterizzata da una continua
crescita e da una continua espansione.
Il porfido rosso
di Cuasso è un materiale unico in Europa per colore, durezza e
resistenza agli agenti atmosferici, e queste caratteristiche
lo hanno reso leader nel settore delle pavimentazioni
naturali.
Attualmente, le possibilità di
movimentare
sempre maggiori quantità di materiale
all’interno e all’ esterno del cantiere hanno positivamente
migliorato l’attività che si è potenziata notevolmente grazie
a sistemi di lavorazione meccanizzati che hanno ridotto
drasticamente i tempi e hanno incrementato la
produzione.
Negli ultimi anni il porfido ha assunto una
connotazione internazionale in linea con la globalizzazione
dei mercati. La pietra di Cuasso viene infatti esportata in
Austria, Germania,Olanda,Svizzera e su tutto il territorio
italiano.
Il porfido rosso trova oggi larga applicazione in
architettura come materiale da rivestimento e finitura di
grande effetto per pavimentazioni, pilastri, muri perimetrali
e arredo urbano in genere. Il suo inconfondibile colore caldo
si inserisce elegantemente in qualsiasi contesto assicurando
un gradevole effetto cromatico.
E’di pregio l’utilizzo
negli interni di lastre lucidate per piani di cucine e bagni
inoltre la durezza del materiale conferisce alle superfici una
lucidatura brillante e duratura. Lavorazioni più rustiche,
come la bocciardatura e la fiammatura, rendono questa pietra
ideale per camini,davanzali e scale.
L’uso del sasso grezzo
è invece diffuso per murature tradizionali (modello faccia a
vista) o in giardini rocciosi.
Gli scarti di cava e le
piccole pezzature vengono frantumati da frantoi e mulini e
ridotte in ghiaie di svariate granulometrie che possono essere
usate per viali o destinate a impasti bituminosi, calcestruzzi
o piastrelle in cemento colorate.
Cenni
Geologici
La pietra estratta nel nostro Comune è nota col
nome commerciale di "Porfido Rosso di Cuasso", tuttavia i
petrografi nella moderna nomenclatura hanno denominato questa
roccia con il nome di Granofiro.
Si tratta di una roccia
magmatica ipoabissale a chimismo sialico composta
essenzialmente da K-feldspato, quarzo e in quantità minore da
biotite.
L'area di affioramento si estende quasi
ininterottamente a formare una
grande fascia orientata
NE-SW, dalla sponda occidentale del Lago di Lugano fin oltre
al Monte Martica, oltre il confine con il Comune di
Brinzio.
Le singole masse raggiugono in alcuni punti
notevole spessore e mostrano una importante resistenza nei
confronti dell'erosione meteorica (un esempio è costituito
dall’aspra morfologia della “Valle Cavalizza”, ricca di pareti
ripidissime e di speroni).
La struttura della roccia è
porfirica con la presenza di grossi cristalli immersi in una
massa di fondo a grana più fine ritenuta il risultato di una
solidificazione in due fasi: una lenta dove è avvenuta la
cristallizzazione (formazione dei cristalli grossi) ed una
successiva più veloce dove la restante parte di roccia fusa
non ha avuto il tempo di cristallizzare completamente.
Solitamente la grana é media, ma sono spesso presenti
"zonature" e bancature a grana grossa di tipo
pegmatitico.
I granofiri di Cuasso al Monte sono
caratterizzati dalla presenza di cavita' dovute alla
contrazioni delle masse magmatiche durante il loro
raffreddamento: si tratta delle cosidette "cavità miaroliche"
aventi dimensioni variabili dai pochi mm. fino a 5 cm. di
diametro.
La superficie interna delle miarole è sempre
tappezzata da cristalli ben visibili,tra i quali: feldspati
potassici (ortoclasio, microclino), quarzo, plagioclasi
(albite, oligoclasio) miche (biotite, muscovite), apatite,
anfiboli, molibdenite, fluorite, topazio ecc…
Più rare sono
invece le geodi cavità di maggiori dimensioni comprese tra i
10 e i 70cm.
In tutta la zona interessata dal granofiro
sono presenti numerose mineralizzazioni a Pb e Ag, che in
molti casi hanno assunto importanza economica e sono state
oggetto di sfruttamento minerario (Soc. Miriva in Val Ganna e
Marzio).
Per quanto concerne il periodo di formazione dei
granofiri di Cuasso al Monte datazioni, effettuate con il
metodo Rubidio/Stronzio hanno indicato un’età di 275±8
Ma.
Recenti anali chimiche su campioni hanno indicato la
composizione totale della roccia che, espressa come
percentuale di ossidi degli elementi maggiormente presenti,
risulta essere la seguente:

Come si può notare dalla tabella il componente
più abbondante risulta essere la silice; infatti in passato,
ancor prima di essere denominato Granofiro era denominato dai
geologi Porfido Quarzifero.
Il peso specifico è pari a
3Kg/dmc
Davide Bonomi, Cuasso al Monte
Febbraio 2004
Per ulteriori informazioni visita il sito: www.cavebonomi.it
O contattaci via
E-Mail: info@cavebonomi.it
Bibliografia:
- Gustavo Fagnani “Il Porfido
Quarzifero di Cavagnano” Tratto da: “Atti della Società
Italiana di Scienze Naturali” (1946)
- Paolo Gentile “Il granofiro di Cuasso
al Monte” Quaderni Geologici (1993)
- Antonio Frattale e Flavio Scenico “Porfido
architettura e tecnica” Gruppo Editoriale Faenza Editrice
s.p.a. (Ra) (2001)